Tokyo 東京 – L’ebrezza del caos

Benvenuto nel mondo postmoderno,
dove le mode sbocciano e si consumano in un attimo, dove l’effimero dura per sempre e solo il virtuale è reale.

Tokyo è tante città in una. E’ una realtà folle, immensa, che eppure conserva una fortissima personalità. I suoi quartieri, uno diverso d’altro, custodiscono gelosamente i propri tratti distintivi e finiscono per sorprendenti con angoli segreti, dove la vera cultura giapponese domina ancora sulla modernità di stampo occidentale. E’ una megalopoli che prima ti spiazza per le sue dimensioni e poi ti affascina per i suoi contrasti. La sensazione più bella che ci ha regalato? Quella di sentirci su un altro pianeta. Nonostante sia senza dubbio un luogo molto turistico, è affascinante non incontrare quasi mai europei; guardarsi intorno e scoprire SOLO persone dagli occhi a mandorla e atteggiamenti così diversi dai nostri.

L’arrivo all’aeroporto di Haneda, l’impatto con gli ideogrammi e la realizzazione di essere finalmente giunte in Giappone è una di quelle emozioni elettrizzanti che non dimenticheremo mai. E’ stato A M O R E a prima vista!

DAY 1

Il timore di non reggere lo shock culturale, che la scoperta di un mondo tanto lontano inevitabilmente comporta, evapora insieme al fumo profumatissimo della zuppa di miso che mangiamo appena arrivate. Complice l’energia positiva di questa terra e l’ospitalità dei suoi abitanti, tutto si rivela molto più semplice del previsto. Raggiungiamo l’hotel – The B Akasaka – e iniziamo il nostro tour ammirando l’immensità di Tokyo dall’alto. Siamo al 50esimo piano della Mori Tower, nel cuore di Roppongi Hills, l’esclusivo complesso urbano del quartiere di Minato. Di fronte a noi svetta la Tokyo Tower, la torre rossa delle telecomunicazioni costruita sulla falsa riga di quella di Parigi. Tutt’intorno un mare di edifici e un reticolato di strade senza fine. Ci immergiamo, allora, nel caos della città, dirigendoci a Shibuya, l’incrocio più grande e trafficato del mondo.

PEKO PEKO ぺこぺこ- CHE FAME! 
Giunte alla fermata metropolitana di Shibuya, non ci accoglie un labirinto di gallerie annerite dall’inquinamento, ma un vero e proprio centro commerciale sotterraneo, dedicato interamente al cibo. Eccoci al Tokyu Food Show. Un posto pazzesco dove poter acquistare o mangiare al momento un’infinita varietà di prodotti. Sperimentiamo qualsiasi cosa: granchietti fritti agrodolci, ravioli alla piastra…la nostra storia d’amore con la cucina giapponese è ormai ufficiale!

L’incrocio è qualcosa che non si può immaginare, nemmeno se si è già stati a Time Square. Nuvole di persone prendono letteralmente d’assalto la strada e di colpo l’asfalto scompare. Un’occhiata alla celebre statua di Hachiko, il fedelissimo Akita Inu, e grazie alle indicazioni della Pina (vedi Giappone: Istruzioni prima dell’uso) scoviamo Nonbei Yokocho, un vicolo nascosto dall’atmosfera trasognante.

LA TOKYO DEI VICOLI La Tokyo che abbiamo veramente amato non è quella (per quanto attraente) dei grattacieli e delle infrastrutture fantascientifiche, ma quella più intima ed enigmatica dei vicoli pullulanti di micro-localini, dove si mangia e si beve a tutte le ore. Lanterne elettriche e insegne incomprensibili ti orientano nel buio, fra il fumo delle griglie in azione. E no, non è affatto pericoloso…anzi, è tutto estremamente suggestivo! Questi luoghi si trovano affianco alle stazioni più grandi della città, spesso sotto i ponti sospesi della linea ferroviaria. Sono dunque ad un passo dalla frenesia totale, eppure non hanno niente a che fare con questa. Entrandovi, tutto improvvisamente tace: resta solo il rumore dei wok che friggono sul fuoco vivo e il suono così melodico della lingua giapponese. Sì, perché qui di turisti non ne arrivano molti. Ai banchi di questi chioschetti, riparati semplicemente da una tendina e attrezzati per massimo 4-5 coperti, si siedono soprattutto gli impiegati di Tokyo, quando, di ritorno dagli uffici, sono in cerca di un attimo di tregua e hanno voglia di fare due chiacchiere mentre mangiano un boccone.

Alla nostra prima cena in Giappone riserviamo l’assaggio dello Shabu Shabu しゃぶしゃぶ, una variante di un piatto tradizione cinese, che consiste nella cottura fai-da-te di sottilissime fettine di carne e verdure all’interno di una zuppa dashi (un brodo di pesce, alla base di quasi tutte le ricette  giapponesi). Al centro del tavolo, una pentola con la zuppa in questione viene fatta bollire su un fornello accesso. Intorno, numerosi piattini con i vari ingredienti, che vanno prima immersi nel brodo e poi recuperati con le bacchette per essere gustati a cottura ultimata. Lo Shabu Shabu è molto più di una pietanza: è un esperienza sensoriale a 360 gradi!

DAY 2

La prima sosta è al Tsukiji Market, il celebre mercato del pesce di Tokyo famoso per l’asta dei tonni. E’ l’ingrosso ittico più grande del pianeta e contamina con la sua energia tutte le vie circostanti. Ne deriva una sorta di quartiere assai folcloristico, animato da botteghe che vendono utensili da cucina bizzarri e chioschetti/ristorantini che offrono fin dall’alba pesce freschissimo in tutti i modi possibili. Vuoi sentirti un vero giapponese? Allora non puoi farti mancare una colazione a base di sashimi tagliato a coltello davanti ai tuoi occhi. Noi, in verità, non siamo riuscite ad essere così temerarie, ma in compenso, come spuntino di metà mattina, assaggiamo gamberoni imperiali alla piastra, capesante flambé e tipiche crocchette di pesce al mais.  L I B I D I N E.

BAD NEWS!  La cattiva notizia è che lo storico Tsukiji Market è stato chiuso a Ottobre 2018 e trasferito nella parte orientale della città. Ora si trova al coperto in un anonimo hangar sul lungomare e prende il nome di Toyosu Market. Questa decisione è frutto di un’esigenza logistica che senza dubbio agevola i commercianti nei loro affari, ma lo fa sacrificando il fascino di quella che è – era – un’istituzione per l’intera città.

Ci dirigiamo a Ginza, nel cuore chic di Tokyo, dove si susseguono locali di lusso e boutique delle grandi firme (i giapponesi sono stregati dall’alta moda italiana: per l’abbigliamento non badano a spese; li troverai sempre vestiti di tutto punto). Presso il Nissan Crossing caffè, non possiamo non bere il cappuccino più stravagante di sempre: realizzato con la nostra foto stampata sulla schiuma. E’ la volta dei giardini del Palazzo Imperiale, di cui fra la vegetazione si riesce ad ammirare soltanto qualche scorcio. La sua architettura, di stampo tradizionale, è in completo contrasto con i palazzi della finanza che lo circondano. La famiglia imperiale, la più antica dinastia ereditaria al mondo, vive segregata al suo interno e si mostra al pubblico in rarissime occasioni (la convinzione della sua discendenza divina è stata abbandonata solo successivamente alla sconfitta della Seconda Guerra Mondiale). Dunque, ciò che è possibile vedere in realtà è ben poco, ma l’atmosfera di questo luogo è così anacronistica che merita farvi sosta. Ci dirigiamo, a questo punto, a Sagumo, il quartiere “a misura di anziano”: poco turistico e molto autentico, è celebre per la sua efficienza nei servizi per “la terza età”. Ovunque, negozi di mutande rosse portafortuna (è il loro elisir di lunga vita), sanitarie e ambulatori medici. In una delle tante pasticcerie artigianali, un signore gentilissimo ci offre due dorayachi ancora caldi, dolci tipici giapponesi costituiti da  pancake farciti con crema di fagioli azuki.

S.O.S PASTRY
Abbiamo decantato i sapori squisiti della cucina giapponese ma ti non abbiamo ancora messo in guardia sulla cosa più importante: STAI ALLA LARGA DAI DOLCI! Per quanto, sul fronte salato la scelta sia amplissima e gustosissima, la triste realtà è che la pasticceria, nel senso occidentale del termine, in Giappone non esiste! E non diffidare: quando leggerai “cream” non sperare che si tratti di chantilly o qualche golosa mousse, perché nella migliore delle ipotesi riceverai, appunto, della marmellata di fagioli Azuki. Dunque, dimenticati nutella o mascarpone, perché quel sapore autentico di dolce lì non riuscirai più a trovarlo. Durante la tua permanenza in Giappone dovrai iniziare a familiarizzare con dorayachiどら焼き(a nostro avviso, i meno peggio) e mochi餅, polpettine crude di riso glutinoso ripiene sempre di fagioli. PS. Stai pensando di ripiegare sul gelato? Eh no, troppo facile! In Giappone anche quello non ti lascerà scampo…sarà alle alghe o al tè verde (che per i giapponesi è come il prezzemolo: presente ovunque!). 😂

Terminiamo la nostra giornata ad Akihabara, il regno della tecnologia e della stravaganza, sede di sale giochi dalle musichette assordanti e centri commerciali che vendono i più assurdi prodotti elettronici. La cosa più trash che abbiamo fatto qui? Indossare un cerchietto con orecchie pelose e pagare l’ingresso al Mocha Cat Cafè, un locale dal design super cool, pensato esclusivamente per permettere a chi vi entra di trascorrere del tempo insieme ai gatti che abitano al suo interno. Piccolo dettaglio: Martina è allergica al loro pelo. Ma questa è una di quelle cose giapponesi tipicamente folli che si devono per forza provare. Dunque…KEEP CALM, antistaminico, AND LET’S GO! 🙀

DAY 3

Iniziamo la giornata visitando il santuario scintoista di Meiji-Jingu. Provate da un’afa terribile,  vi arriviamo  attraversando l’immenso parco verde in cui è incastonato. Qui scopriamo l’esistenza degli omamori, famosi amuleti giapponesi: piccole bustine di stoffa che contengono segrete preghiere augurali in riferimento a temi specifici (salute, fertilità, lavoro, studio…). Ne acquistiamo per tutti i gusti! Da questo momento in poi, in ogni tempio visitato non mancheremo di sottoporci a tutti i vari riti scaramantici. Conclusa la pausa zen, ci dedichiamo allo shopping nell’eccentrica Takeshita Street, una via in cui l’atmosfera cosplay regna sovrana. Robot in vetrina, negozi dagli articoli assurdi e giovani che, per come sono agghindati, sembrano essere usciti da un manga. Qui l’incredibile diventa realtà. Esploriamo il quartiere di Harajuku e passeggiamo fra le boutique di stilisti giapponesi emergenti presso la bellissima Cat Street. Per cena, ci riserviamo l’ebrezza di mangiare qualcosa di tipico a Omoide Yochoko, uno di quei vicoli magici, di cui abbiamo già parlato sopra. Questo, in particolare, è quello che si trova nei pressi della stazione di Shinjuko. Ci sono chioschetti intrigantissimi. Alla fine ne scegliamo uno che serve come specialità yakitori焼き鳥, spiedini di carne particolarmente celebri a Tokyo. Qui l’inglese si parla davvero poco ma, in qualche modo , riusciamo a concludere l’ordinazione. Sedute di fronte ad una anziana signora alle prese con una griglia rovente, finalmente siamo pronte per addentare questi sticks (apparentemente) succulenti. Dopo il primo morso, ecco però la sorpresa: i famosi spiedini di Omoide Yochoko sono realizzati sì con pollo ma, più precisamente, con le sue interiora (in memoria dei cibi che in questa stradina venivano consumati durante gli anni duri della Seconda Guerra Mondiale, quando i tagli di carne più nobili erano introvabili). Fortunatamente, la nostra sportina salva-stomaco ci viene in soccorso e riusciamo a far sparire furtivamente dai piatti ciò che davvero non riusciamo a deglutire. Questa gente è talmente tanto adorabile che ci dispiace essere scortesi! Più tardi, raggiungiamo Kabuchiko, il quartiere a luci rosse che, nonostante la nomea, risulta tranquillissimo e poi il vicino Golden Gai, un’intricata serie di viuzze popolate da microbar, patria di bevitori seriali. Qui si respira l’aria della Tokyo più tossica, quella un pò proibita e alla ricerca della trasgressione, che, proprio perché tenuta così nell’ombra, è molto interessante da scoprire. La sicurezza resta, sempre e comunque, il denominatore comune di tutte le zone di questa immensa città: si ha la possibilità di curiosare ovunque, senza essere minimamente importunate. 

LO SAPEVI CHE la società Giapponese, per quanto invidiata per il suo impareggiabile sviluppo terziario, soffre di non poche pieghe sociali. La sua popolazione, infatti, è vittima di numerosi disturbi psicologici. I giapponesi sono persone estremamente ligie che vengono educate con rigore a trascorrere una vita all’insegna del dovere e della repressione degli istinti. Ne deriva una frustrazione di fondo, che trova spesso evasione nella dipendenza: quella da alcool e da gioco d’azzardo. Il pachinko è il gioco d’azzardo più diffuso in assoluto. Esso è legale e praticato in vere e proprie sale simili a casinò, di cui ad esempio il quartiere di Kabuchiko è infestato. Un’altra triste curiosità riguarda, invece, la sfera relazionale. Gli uomini giapponesi sembrano avere un rapporto piuttosto problematico con la dimensione sessuale. Apparentemente pudici, compensano la difficoltà di approcciarsi all’altro sesso in maniera consenziente, con una certa inclinazione alla molestia. Non è un caso che nella metropolitana esistano vere e proprie carrozze “Women Only”, per evitare che, approfittando del sovraffollamento dei vagoni nelle ore di punta, le donne siano importunate da qualche “mano morta”.

DAY 4

Il nostro ultimo giorno a Tokyo inizia nei pressi del parco di Ueno, dove facciamo scorta di souvenir al Ameyoko Market, il un caratteristico mercato all’aperto sotto i binari sospesi della linea ferroviaria. Ci dirigiamo poi ad Asakusa, un quartiere assai vivace conosciuto sopratutto per il suo immenso tempio buddista, il Senso Ji. La porta rossa del santuario si mostra in tutta la imponenza. Al di là di quella, un rettilineo brulicante di negozietti conduce fino alla pagoda principale. Ricorderemo questo posto per l’intossicazione da Senbei煎餅, golosissimi cracker di riso glutinoso, che qui vengono realizzati di tutti i gusti possibili. Dolci, salati, agrodolci; alla soia, al wasabi, alle alghe, al peperoncino… ne assaggiamo di ogni tipo. Ci immergiamo nei fumi d’incenso, raccogliamo il responso del Buddha e dopo aver approfittato di tutte le varie benedizioni, ci divertiamo ad indossare dei kimono coloratissimi negli shop specializzati dei dintorni.   

ASPETTANDO LA MEZZANOTTE IN UN MAID CAFÈ Allo scoccare delle 00.00 Brenda spegnerà le candeline. Per compensare la tristezza-da-ripartenza (al nostro risveglio dovremo lasciare Tokyo) e festeggiare il suo compleanno dall’altra parte del mondo, scegliamo il Kawaii Monster Cafè: un posto   in cui non può non tornarti il buon umore; molto più simile al set di Alice nel paese delle meraviglie che ad un normale bistrot. Il locale è spettacolare: giostre, personaggi mostruosi, luci psichedelici e poi i più bei bagni mai visti, ricoperti interamente di perline e caramelle. Ceniamo con un hamburger blu a forma di ranocchio: il panino è disgustoso ma è tutto così divertente che, per questa sera, il cibo può anche passare in secondo piano. EVITALO PER MANGIARE, MA ENTRACI almeno per bere qualcosa. Devi assolutamente vederlo! Non c’è luogo migliore per scoprire la stravaganza dello stile kawaii. Il momento più bello? L’arrivo della torta, con tanto di spettacolino da parte delle cameriere super cute.


 

 

 

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